Sessualità sacra

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Dal libro “Sacerdotessa del Mare – Sacerdotessa di Afrodite”© di Maya Vassallo:

Molto prima che il patriarcato la “riducesse” a pur potentissima e rispettabilissima Dea dell’Amore, Afrodite era considerata la Grande Dea, tanto in Grecia, quanto, prima ancora, nella Terra di Canaan dalla quale proviene. 

Per questa ragione, il Tempio che abbiamo creato a Roma porta questo nome ed è al servizio di Afrodite e della comunità della Dea, sia nella capitale italiana, dove in passato era la Dea più venerata, che in Costiera Amalfitana, paradiso del mare e dei sensi e Terra delle Sirene di Afrodite.

Figlia della terra, Gea, e del cielo, Urano, secondo il mito più popolare, Essa nacque dal Grembo del Mare e le storie pre-olimpiche la descrivono proprio come Dea del Mare, emersa dalla sua spuma e approdata alla spiaggia di Paphos, presso l’isola di Cipro, su una conchiglia.

Grande Dea del Mare e della Sessualità, entrambe così intimamente intrecciati che, per coloro che scelgono il suo sentiero come sue Sacerdotesse, sono la medesima cosa: l’origine della vita, movimento e sinuosità. Secondo alcune teorie, ogni essere umano conserva nelle sue cellule non solo la memoria della sua vita intrauterina, ma anche l’inconscia memoria dell’origine della vita stessa e il sesso ravviverebbe queste memorie archetipiche. La vita ebbe origine dal Mare e cos’è la calma e appannata salinità dei suoi abissi, se non il grembo materno della Dea? L’energia vitale che ci fa riprodurre, che crea movimento e azione, è l’energia sessuale che Afrodite ci insegna ad utilizzare sapientemente come sue Sacerdotesse del Sesso Sacro. Ella ci insegna l’arte di fare l’amore come le onde del mare, con il loro profumo di acqua di sale -così simile agli odori sessuali, con la sinuosità del loro movimento ed il loro ritmo ancestrale. Ella pervade estaticamente la nostra anima e la nostra vita, rapisce in nostri sensi, ci dona quello stesso piacere, la stessa meraviglia, la stessa sensualità e sinuosità, la stessa liquidità delle onde del mare che fanno l’amore con i nostri corpi nudi, quando ci concediamo di nuotare libere come sirene nelle sue acque. Ella è la Signora della Acque che accende il Fuoco della passione e ci ricorda quanto l’acqua sia sensuale: non a caso in ogni tipo d’arte l’esperienza erotica ed il piacere sessuale vengono descritti come un flusso e Afrodite ci rammenta che il presupposto fondamentale per una sessualità sacra ed estatica è sciogliersi, lasciarsi andare agli “sciabordii e flussi che aumentano fino allo scioglimento nell’orgasmo, al dissolversi di ogni difesa e allo spargimento della bianca schiuma”. Questo ci insegna Afrodite, a fare l’amore con il mare e con la vita, a vivere estaticamente.

A testimonianza del suo esser stata considerata Dea del Mare e della Sessualità Sacra congiuntamente, sappiamo che i suoi Templi, nei quali si praticava il Sesso Sacro, sono sempre stati edificati presso il mare o comunque presso fonti d’acque sacre. Questo sia per l’intimo legame tra il mare e la sessualità, sia perché l’acqua (ed il mare ancor di più, in quanto contiene anche il sale che purifica e disinfetta) è sempre stato l’elemento principale per purificare persone, cose e luoghi, sia fisicamente che energeticamente e questi aspetti erano ritenuti fondamentali per lo svolgimento delle pratiche sessuali.

Un’altra testimonianza è data dal fatto che le dee delle acque e del mare delle tradizioni più disparate presentino sovente caratteristiche simili: i capelli lunghi ed ondulati come il mare, i movimenti sinuosi (le Sacerdotesse del Sesso Sacro erano spesso anche danzatrici) ed un canto ammaliante come quello delle sirene delle quali parleremo più avanti, accennando anche alla cooptazione di alcuni di questi simboli, così radicati nell’immaginario collettivo, da parte della Chiesa.

Anche il simbolismo della conchiglia collega Afrodite al mare e al femminile, non a caso il termine latino per vulva è concha e significa entrambe le cose. Come la conchiglia, come il grembo materno, Afrodite era anche colei che proteggeva: era la protettrice di coloro che vivevano presso il mare o viaggiavano attraverso di esso. Filodemo, infatti, la chiama “Dea del Mare tranquillo”, a Paphos, prima di partire, si interrogava il suo oracolo, ad Erice in Sicilia, presso il santuario di Venere Ericina (vedremo più avanti come il culto di Afrodite viaggiò dalla Grecia, al Sud Italia, a Roma –Pratica di Mare, Enea, Lupa prostituta-, diventando poi Venere), c’era una pira sempre accesa che guidava i marinai e invitava ad onorare la Dea e noi con gioia, oggi, abbiamo riacceso quella fiamma, la Fiamma Sacra di Afrodite, unita alla Fiamma di Avalon, che a sua volta ha raccolto tante altre fiamme dal mondo. Sappiamo inoltre che la Stella del Mattino (Venere) era la protettrice e la guida dei marinai nelle pericolose traversate per mare.

Anche l’archeomitologa Marija Gimbutas ha mostrato come spesso, dal Paleolitico Superiore, il simbolismo acquatico sia associato alla vulva, rappresentata come triangolo, a ricordare il grembo cosmico della Dea e le acque della vita. Anche il simbolismo della barca del rinnovamento, spesso presente sulle tombe megalitiche, ci rammenta non solo la connessione tra Eros e Thanatos, ma anche tra loro ed il Mare, il Grembo della Madre al quale tutto torna, la vagina cosmica dalla quale nasciamo e alla quale torniamo. Non a caso i piatti cicladici antropomorfi della cultura di Keros-Syros sono solitamente decorati con spirali collegate a simboleggiare il mare nella parte mediana e il loro manico è costituito da un paio di gambe con sopra una vulva triangolare. Vulva e barca a ricordare il potere della Dea di Rigenerazione, come nel ciclo vita-morte-vita, come nel sesso, come nelle acque del mare.

Inoltre, un altro simbolismo importante al riguardo è quello del Pesce, che in tutta la preistoria fu assimilato all’utero della Dea e alla vulva, prima di essere anch’esso adottato dalla Chiesa. Il disegno a rete veniva utilizzato sia per riprodurre le squame del pesce che per richiamare la forma di una losanga/rombo in diverse rappresentazioni epipaleolitiche rappresentanti la Dea pesce. Anche il legame semantico tra il greco delphis, “delfino” e delphys, “utero”, supporta ulteriormente la connessione tra grembo, vulva e pesce.

Infine, lo stesso simbolo della spirale, è sempre stato tanto un simbolo della Dea, quanto un simbolo acquatico e marino e al tempo stesso richiama le spirali del serpente, simbolo della Dea anch’esso, collegato ad Afrodite e all’energia Kundalini, l’energia che giace addormentata alla base della nostra colonna vertebrale sotto forma di serpente arrotolato, energia che necessita di essere dolcemente risvegliata e lasciata fluire in maniera sana nel nostro corpo e in ogni ambito della nostra vita.